Sperimentazione: lo sviluppo ecologico

Testo di Michela Zedda | Tempo di lettura: 6min.

È il 1995 quando il Caffenol – che all’epoca ancora non ha questo nome – viene messo a punto dalla classe di Tecnica Fotografica seguita dal professor Scott A. Williams al Rochester Institute of Technology. L’esperimento mira a creare uno sviluppo per pellicole fotografiche interamente composto da ingredienti di uso domestico: la prima formula del Caffenol include caffè, carbonato di sodio e idrossido di potassio. Il principale agente di sviluppo è l’acido caffeico, un componente presente soprattutto nel caffè istantaneo, la cui azione sulla pellicola è ritenuta simile a quella del pirogallolo, un composto utilizzato come sviluppo fotografico già alla fine dell’Ottocento.

Cinque anni dopo, nel 2000, la formula del Caffenol viene notevolmente migliorata dall’aggiunta di vitamina C: l’acido ascorbico funziona come agente secondario di sviluppo, riduce i tempi necessari e ha una marcata proprietà anti-alone. La qualità dei negativi ottenuti usando il Caffenol cresce, e cresce il numero degli entusiasti del procedimento: inizialmente la scoperta ha valore soprattutto come curiosità scientifica, ma dal momento in cui lo sviluppo al caffè riesce a concorrere con la chimica fotografica industriale in termini di qualità dell’immagine e affidabilità del procedimento, il suo utilizzo alternativo prende piede.

Il fascino del Caffenol è duplice: è uno sviluppo ecologico, dimezza l’impatto ambientale dello smaltimento del chimici da laboratorio (nessuno procedimento conosciuto è in grado di sostituire il fissaggio); i suoi ingredienti sono facilmente reperibili, e chiunque sia abbastanza paziente da testare i risultati può mettere a punto una sua formula personalizzata.

Coffee! di Dirk Hüsken

Nel corso degli anni la rincorsa pionieristica allo sviluppo alternativo ha prodotto numerose varianti a partire dalla ricetta principale del Caffenol: il Sumatranol (con caffè da tostare e macinare sul momento, più un’aggiunta di sviluppo per carta), il Wineol (con vino rosso al posto del caffè), il Teanol (tè al posto del caffè) il Beetrootol (con succo di barbabietola come agente di sviluppo principale), e via sperimentando; si tratta, in fin dei conti, di sostanze naturali con un contenuto elevato di polifenoli – ovvero la categoria di composti chimici più noti e diffusi come rivelatori per pellicole.

Il confine tra uno sviluppo che dia buoni risultati e il testare nuove mescolanze per vedere se riescono in qualche modo a funzionare come sviluppo è molto labile, una volta capito il principio chimico basilare; d’altra parte, in nessun campo come in quello della chimica fotografica un procedimento, per quanto bislacco e stregonesco possa sembrare, acquista credibilità quanto più è testato e padroneggiato dal singolo fotografo-artigiano. Quando si parla di fotografia si fa spesso riferimento alla sua riproducibilità, dimenticando che in molti casi i pochi resistenti analogici odierni fanno un percorso piuttosto basato sull’unicità dei risultati ottenuti.

Ma veniamo al dunque e parliamo della ricetta del Caffenol, che è composta da 3-4 elementi:
carbonato di sodio, noto anche come soda, facilmente reperibile in commercio come detergente e sgrassante (attenzione, il bicarbonato per uso alimentare non va bene), preferibilmente in polvere: la versione in granuli contiene acqua al suo interno, quindi va precedentemente essiccata al forno;
vitamina C, nota anche come acido ascorbico, possibilmente pura. Facilmente reperibile online;
caffè istantaneo, meglio nella versione “forte” (tendenzialmente da evitare la versione decaffeinata); è necessario prestare particolare attenzione allo scioglimento completo del caffè, possono occorrere diversi minuti – e una temperatura dell’acqua adeguata;
bromuro di potassio come agente antialone e ritardante, necessario per pellicole ad alta sensibilità e per lo sviluppo stand, cioè uno sviluppo senza agitazione protratto fino a 50-60 min (di solito usato per avere negativi senza grana e con un buon dettaglio nelle ombre – ma un po’ rognosi da stampare). In alternativa al bromuro di potassio si può usare il sale iodato da cucina, in proporzioni di circa 10 volte il quantitativo previsto di bromuro; il sale iodato è a sua volta sostituibile con del semplice sale senza iodio, aumentando di 20 volte il quantitativo di bromuro iniziale.

Esistono 3 versioni “ufficiali” del Caffenol: nella formula base è assente il bromuro, nelle altre due varianti il bromuro è presente in quantitativo variabile. Ognuna delle versioni ha un impiego specifico; li vediamo in dettaglio sulla tabella seguente (presente sul Caffenol Cookbook nella sezione “ricette” e tradotta dall’umile me scrivana), che indica il dosaggio degli ingredienti per un litro d’acqua:

Una volta preparato lo sviluppo, si procede seguendo le indicazioni della tabella; arresto e fissaggio avverranno poi secondo consuetudine. Come sempre quando si testa un nuovo procedimento è consigliabile usare una pellicola di prova. La soluzione al caffè si degrada facilmente col tempo, quindi è opportuno usarla appena pronta. Buona sperimentazione!

Per saperne di più:
Caffenol.org e caffenol.blogspot.it, le principali risorse web sull’argomento (in inglese);
Caffenol Cookbook: guide, ricette e tutorial, il punto di partenza per iniziare a sviluppare col Caffenol (in inglese);
La scheda con i tempi di sviluppo per le pellicole più comuni, su Devchart.