Pinhole, siamo fotografi o artigiani?

Testo di Michela Zedda | Tempo di lettura: 5 minuti

Se c’è una tecnica fotografica che ci riporta indietro alla fotografia primordiale, questa è sicuramente quella del foro stenopeico o pinhole: uno dei metodi più essenziali, spartani, rudimentali – ma anche più sperimentalmente interessanti – per ottenere delle immagini fotografiche. Perché primordiale?
Storicamente, prima della fotocamera, esisteva la camera obscura, ovvero una modalità di visione pre-fotografica già nota nella Grecia Classica, dove veniva utilizzata per studiare i fenomeni connessi alla trasmissione della luce; in seguito, durante il Rinascimento, la stessa camera obscura veniva impiegata dagli architetti dell’epoca per compiere studi sulla prospettiva.

Fonte: Wikimedia

Fotografi o artigiani? Fotografare con la pinhole

In cosa consiste questo strumento? In una scatola – completamente buia all’interno – si pratica un piccolo foro su una delle pareti verticali; alcuni raggi luminosi, viaggiando in linea retta, riescono a penetrare attraverso la stretta apertura e si depositano sulla parete di fronte, proiettando un’immagine capovolta del soggetto “inquadrato”, poco luminosa ma distinguibile.
La pinhole nasce come derivazione diretta dalla camera obscura: viene aggiunto un materiale sensibile (che sia pellicola, carta positiva, o addirittura un sensore digitale fotografico) sul piano su cui si forma l’immagine, per catturare la scena ritratta dalla piccola apertura del foro.
Rispetto alle macchine fotografiche che il mercato ci ha abituato ad usare, alla pinhole mancano tre elementi importanti: l’obiettivo, il mirino e l’otturatore. Il primo viene sostituito da un semplice foro che “mima” un diaframma estremamente chiuso; il secondo viene semplicemente eliminato (ma la sua importanza è relativa, come scopriremo più avanti); il terzo si può rimpiazzare con una linguetta a scorrimento che permetta di tenere al buio il materiale sensibile all’interno, fino al momento dell’esposizione.
A questo punto è bene specificare che, sebbene la profondità di campo sia molto estesa (merito della minima apertura e dei conseguenti lunghi tempi di esposizione), tuttavia non possiamo aspettarci una grande nitidezza e un preciso punto di messa a fuoco da un’esposizione realizzata col foro stenopeico: le lenti che compongono l’obiettivo servono a far convergere meglio i raggi ed aumentare la definizione dell’immagine, e se mancano loro dobbiamo cercare il punto di forza dell’immagine altrove – cioè nella libertà di sperimentazione coi materiali, nell’irripetibilità del risultato, nella novità del punto di vista. Su questi piani sicuramente la pinhole non tradisce chi le si affida con pazienza!

Fonte: Stefan Powell su Flickr (il tutorial completo è il primo dei commenti sotto l’immagine!)

Fotografi o artigiani? Fotografare con la pinhole

Costruire una pinhole

Tutto può diventare una pinhole, purché si si faccia attenzione a tre aspetti fondamentali:

1. Il foro di entrata della luce dev’essere piccolo ma regolare. Più piccolo è il foro meglio è, anche se dobbiamo considerare che un foro estremamente piccolo aumenta di molto l’incidenza della diffrazione (cioè la dispersione dei raggi luminosi che penetrano ai margini del foro, causando una generale perdita di nitidezza dell’immagine). Sul web sono disponibili articoli che entrano in dettaglio scientifico sulla misura ideale per un foro stenopeico: per iniziare basterà prendere una lamina sottile di metallo (l’alluminio che si usa in cucina va più che bene) e praticarvi un foro con un ago non troppo grosso. La lamina di metallo verrà montata su una contenitore/scatola perfettamente sigillato, il che ci porta alla seconda caratteristica determinante per la pinhole:

2. L’interno della pinhole deve essere a tenuta di luce. Sappiamo bene che le macchine fotografiche, di qualsiasi tipo esse siano, hanno bisogno di azzerare gli impulsi luminosi indesiderati, cioè quelli che esulano dal breve lasso di tempo in cui l’otturatore è aperto; la pinhole non fa differenza, quindi sarà bene che l’interno del nostro “corpo macchina” (che può essere anche una scatola per scarpe!) sia sigillato e dipinto di nero all’interno, in maniera da scongiurare infiltrazioni di luce. Abbiamo parlato di scatola per scarpe per significare una cosa molto semplice: qualsiasi contenitore può adattarsi a diventare corpo macchina, e c’è chi addirittura usa lattine, gusci d’uova e pinoli, il proprio pugno, la vulva delle modelle, intere stanze. Ad ogni scelta tecnica corrisponde un risultato peculiare, e le modalità di sperimentazione sono infinite. A questo proposito è probabile che si avvicina al foro stenopeico per la prima volta tenda ad evitare tali virtuosismi, ma anche il più sprovveduto dei fotoamatori deve fare i conti con una valutazione preliminare ineludibile, e cioè che:

3. La distanza tra foro e “piano pellicola” modifica il campo inquadrato. Anche in questo caso potremmo dilungarci in disquisizioni tecniche, che probabilmente molti di noi hanno letto e dimenticato interessandosi a questioni come “da cosa è determinata la focale di un obiettivo?”, o peggio “cosa si intende per tiraggio di un obiettivo?”; ma ci atterremo a semplici indicazioni di massima, lasciando il piacere della scoperta al singolo artigiano dell’immagine stenopeica. Costruendo una pinhole è necessario considerare che l’angolo di campo varia al variare della distanza tra foro e piano pellicola: più questi sono vicini, maggiore sarà l’angolo di campo coperto (simile a quello di un obiettivo grandangolare); più lontani sono tra loro, minore l’angolo di campo coperto (quindi simile a quello di obiettivi con focali lunghe). C’è un altro fattore importante da considerare, e cioè che il foro stenopeico ha una capacità di copertura dell’immagine molto maggiore rispetto alle ottiche standard, quindi è abbastanza facile impressionare anche pellicole di grande formato (o supporti sensibili equivalenti) mantenendo una distanza foro/piano pellicola piuttosto contenuta. Questi sono i motivi per i quali l’assenza di un mirino non è una mancanza così grave: l’angolo di campo inquadrato è di solito talmente tanto ampio da consentire regolazioni di massima non particolarmente precise.

Consigli

1. I tempi di esposizione variano parecchio a seconda delle caratteristiche della pinhole e del supporto sensibile utilizzato; tuttavia, se abbiamo necessità di ridurli drasticamente, possiamo ovviare alle lunghe esposizioni con l’utilizzo del flash.

2. Se siete curiosi ma non intrepidi, esiste la versione digitale del foro stenopeico: basta montare sul corpo macchina un tappo copricorpo forato (avendo cura di rendere i bordi del foro piatti e uniformi) e cominciare a scattare.