Bianco-Nero
Luci e ombre nel paesaggio

Fotografie e testo di Lorenzo Costumato | Tempo di lettura: 4 minuti

Negli ultimi anni l’utilizzo della pellicola nella fotografia paesaggistica è drasticamente diminuito. In altri generi, come il reportage e la ritrattistica, sono ancora molti i fotografi a farne uso, ed effettivamente la pellicola, soprattutto quella bianco-nero, ben si presta alla profondità di uno sguardo umano. Nonostante le conclamate qualità del supporto analogico, la straordinaria resa del colore garantita dai moderni sensori digitali ha convinto gli amanti del paesaggio (genere che più di tutti si presta all’utilizzo del colore), a passare definitivamente al supporto informatico, abbandonando ormai da tempo l’utilizzo dei rullini. Le motivazioni per cui questa scelta è comprensibile e giustificata sono di varia natura, e muovono da argomentazioni economiche (le pellicole, lo sviluppo, scansione/stampa hanno raggiunto costi davvero esorbitanti), ad altre inerenti la versatilità dei file digitali (dall’archiviazione alla facilità di condivisione sul web).

Tuttavia il passaggio dal cosiddetto mondo analogico a quello digitale (epocale cesura nel mondo della fotografia) ha comportato dei cambiamenti drastici nel modo di concepire i nostri scatti, soprattutto nell’universo delle immagini di paesaggio. Fino a qualche anno fa era molto frequente l’utilizzo delle pellicole in bianco-nero anche per le fotografie naturalistiche e grand-landscape; l’epoca attuale, invece, vede questi generi dominati da un approccio colorato alla realtà. Questa tendenza può assumere anche i tratti di un paradosso se si pensa che i grandi maestri americani del paesaggio costruirono la propria ricerca di decenni intorno al bianco-nero (si pensi ad un nome su tutti: Ansel Adams).

Immagine in Bianco-Nero di Lorenzo Costumato

Scattare in pellicola oggi è molto costoso e sfido chiunque a non lasciarsi scoraggiare dai prezzi elevati dei rullini e del loro sviluppo. Fortunatamente però, gli attuali software di post-produzione e sviluppo del file fotografico digitale ci forniscono una vasta gamma di strumenti, estremamente validi, per virare in bianco-nero le nostre fotografie di paesaggio. Abbiamo dunque gli strumenti adeguati per fotografare ancora in bianco-nero. Ma perché è interessante utilizzare il bianco-nero in una fotografia di paesaggio? Perché eliminare un elemento così caratterizzante la realtà come il colore?

A mio avviso la risposta è semplice e le immagini affiancate a queste parole spero possano supportare le mie affermazioni: il bianco-nero in un’immagine di paesaggio esalta in modo incredibile il chiaro-scuro creato nell’inquadratura da luci e ombre che illuminano il soggetto. Le forme e i volumi degli elementi dell’immagine si esaltano quando vengono definite da una scala di grigi, piuttosto che da tinte di colore. In alcuni casi infatti, la colorazione può rappresentare una distrazione per l’osservatore rispetto a questo tipo di caratteristiche. Da un punto di vista contenutistico il bianco-nero aiuta chi guarda la nostra fotografia a concentrarsi sul contenuto emozionale dell’immagine, piuttosto che sulla sue tinte. Per il fotografo scattare in bianco-nero, anche in digitale, può aiutare a comprendere meglio l’importanza dell’andamento luci-ombre all’interno di una fotografia (anche a colori). Ragionare in bianco-nero in fase di scatto aumenta la capacità di osservare la fotogenia dei soggetti che inquadriamo, in relazione all’illuminazione che li colpisce, e rappresenta una qualità che implicitamente si manifesterà anche nelle fotografie a colori. In particolare, il bianco-nero applicato al paesaggio naturale può esaltare alcuni elementi come le forme create dalle nuvole sul territorio, la drammaticità di un cielo cupo, l’atmosfera creata da una nebbia che avvolge le colline.

Una volta provato a immaginare la realtà in bianco-nero, sarà difficile abbandonare il desiderio di tradurre il mondo colorato che ci circonda in una varietà infinita di sfumature di bianco e di nero. Sarà un approccio che accompagnerà per sempre il fotografo, e il suo modo di osservare la realtà attraverso il mirino della macchina fotografica.