La tecnica del cartoncino nero

testo di Giacomo Ciangottini | Tempo di lettura: 5 minuti

Sligachan (Isle of Skye) di Davide Palmieri. Immagine realizzata con la tecnica del cartoncino nero

Immagine realizzata col cartoncino nero

• Introduzione:

Quando ho capito che per me la fotografia poteva non essere impegno sociale, quando ho capito che non dovevo necessariamente ritrarre persone e che amavo la natura ed il paesaggio subito mi sono chiesto: quando potrò permettermi i costosissimi filtri a lastra? Avevo frequentato corsi in cui si erano tenute lunghe lezioni improntate sull’utilizzo che i paesaggisti fanno dei filtri neutri o digradanti e mi fu subito chiaro che, a lastra o a vite che fossero, avrei dovuto spendere tanto. Fin da subito ebbi la repulsione per le doppie esposizioni da “unire” in PhotoShop e ancor di più odiavo il risultato palesemente posticcio dell’HDR. Per molto tempo cercai quindi di scattare in orari abbastanza favorevoli relativamente al contrasto di scena, cercavo di ritrarre paesaggi in situazioni di luce piuttosto omogenea e senza grandi differenze a livello di esposizione… non avevo quei costosissimi filtri, avevo bisogno della stessa esposizione (o quasi) sul ground e sul cielo. Ero molto limitato e non usando tecniche di merge in post-produzione (credo ancora oggi siano soluzioni che appartengano più alla computer-grafica che alla fotografia!) avevo davvero la percezione che la fotografia di paesaggio fosse qualcosa di troppo settoriale e destinata ad altri piuttosto che a me. Possibile che per ritrarre la natura – che per definizione appartiene a tutti, essa non è un posto da visitare bensì è casa nostra – dovevo appartenere ad un elite, ad una ristretta minoranza di fortunati e abbienti fotografi?

No, non poteva essere così! Documentandomi su internet trovai poco ma fu per me davvero una piacevole sorpresa ed anche un grande sollievo quando trovai informazioni su una tecnica usata da diversi paesaggisti che non potendosi permettere filtri usavano oggetti scuri per “schermare” la luce in fase di ripresa. Si, con un’abilità del tutto manuale e con questo metodo molto casereccio e a costo zero, potevo simulare un filtro digradante neutro. La tecnica del cartoncino nero o Magic Cloth Technique era alla portata di tutti… richiedeva solo un’elevata dose di libera sperimentazione creativa.

Gli oggetti scuri con cui si simula il filtro digradante possono essere di qualunque sorta: un portafoglio, un calzino o un libro. L’importante, la condizione necessaria è che siate in grado di muoverlo velocemente davanti al vostro obiettivo fotografico.

• Il necessario:

1) Tempi molto “dilatati”, dev’essere una lunga esposizione affinché possiate muovere il cartoncino nero davanti all’ottica senza che il sensore “congeli” questo movimento. Non devo – ovviamente – ritrarre il mio Magic Cloth;
2) Trattandosi di lunga esposizione devo possedere un solido e stabile cavalletto;
3) Un cartoncino nero (o qualunque oggetto scuro con bordi netti/dritti siate in grado di muovere con agilità!);
4) Un filtro ND che mi permetta di allungare l’esposizione. Purtroppo un filtro ND a vite è necessario per realizzare questa tecnica poiché ho necessità di allungare i tempi di ripresa. Di sicuro un filtro ND a vite del diametro dell’ottica è più abbordabile di numerose e costose lastre GND in vetro.

• La tecnica base:

La tecnica base consiste nello scattare mentre il cartoncino nero sta già coprendo la parte più chiara dell’immagine che vediamo nel Live-View o nell’oculare. Immaginando una situazione comune come un paesaggio marino copriremo – prima di pigiare il tasto di scatto – la parte superiore del fotogramma arrivando fino alla linea dell’orizzonte. Una volta che l’otturatore si è aperto, lentamente andremo ad alzare il cartoncino per “imprimere” sul sensore anche il cielo. Se lo alziamo lentamente simuleremo un filtro DNG molto duro che ci restituirà un cielo molto scuro poiché di fatto ha ricevuto molta meno luce del resto della scena. Se invece tiriamo su il nostro cartoncino molto velocemente simuleremo un filtro GND più morbido volto ad ottenere un cielo più chiaro (poiché questa volta sarà esposto alla luce per più tempo). Soltanto molta pratica e molta sperimentazione creativa possono farvi sentire in confidenza con questa tecnica.

• La tecnica avanzata:

Concettualmente questo secondo metodo è diverso poiché non è volto a scurire le zone chiare bensì è pensato per schiarire le zone d’ombra. All’atto pratico dobbiamo aspettare – questa è la sostanziale differenza con la tecnica base – a coprire le zone luminose. Lasciamo prima che l’otturatore si apra, lasciamo quindi che tutta la scena si imprima sul sensore per il tempo necessario affinché le alte luci non risultino sovraesposte. Per trovare la giusta esposizione per le alte luci bisogna dividere il tempo totale dell’esposizione per 10. Se il tempo totale dello scatto è di 10sec. dovremmo lasciare che la scena tutta si imprima sul sensore per 1sec. A questo punto (trascorso 1sec. in cui tutto è stato impresso sul sensore) possiamo velocemente coprire col cartoncino tutta la lente e sollevare lentamente ed attentamente il cartoncino fino alla linea dell’orizzonte affinché le zone d’ombra prendano luce più del cielo.

Tip&Trick 1

Impostando la macchina sovraesponiamo di 2 stop ultilizzando la compensazione dell’esposizione. Riusciremo così ad avere una sorprendente illuminazione sul primissimo piano (solitamente più scuro del resto della scena)

Tip&Trick 2

Guru di queste tecniche è certamente il fotografo paesaggista Tony Prower, nato in Inghilterra ma da tanti anni vive ed insegna in Islanda. Oltre ad essere un fotografo eccezionale ed un’appassionata guida per fotografi ha scritto molti tutorial su internet relativamente al Cartoncino Nero. Il suo sito è tonyprower.com mentre le sue guide le trovate cliccando qui.

• Il video di Tony Prower: